– Come è nato il Borgo Medievale?

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Nel XIX le grandi Esposizioni europee e americane furono l’occasione per ricostruire luoghi non più esistenti o mai esistiti con scopi didattici, commerciali e di spettacolo: il Borgo medievale di Torino ne rappresenta una sopravvivenza pressoché unica.

Nato nel 1884 come Sezione di Arte Antica dell’Esposizione Generale Italiana,  riproduce un borgo feudale del XV secolo adagiato con naturalezza sulle rive del Po; l’atmosfera che si respira fra le sue case è semplice, tutto è studiato per apparire assolutamente “vero”.

 Le decorazioni e gli arredi sono stati riprodotti fedelmente da esempi piemontesi e valdostani del Quattrocento. Per la realizzazione fu posta grande cura e perizia nella scelta dei particolari costruttivi e vennero messi in atto tutti gli espedienti per ricevere il visitatore ed immergerlo in un mondo diverso rispetto all’ambiente circostante che nel 1884 era costituito dal complesso degli edifici realizzati per l’Esposizione Generale, in seguito il Parco del Valentino.

L’unica strada del villaggio si sviluppa a zig-zag per apparire più lunga e offrire sempre nuovi scorci al visitatore; il gorgoglio della fontana posta vicinissima al ponte levatoio segna uno stacco acustico per chi entra nel Borgo; le botteghe danno l’illusione di un villaggio vivo, vissuto. Molte discussioni si accesero all’interno della Commissione incaricata alla sua realizzazione, circa l’opportunità o meno di inserire personaggi in costume o manichini all’interno della Rocca.

Regia del sofisticato progetto è la Commissione incaricata dello studio e progettazione del castello a cui furono chiamati a collaborare storici, tecnici, conoscitori e artisti, tra cui l’architetto portoghese Alfredo D’Andrade.

L’intento di creare un luogo pittoresco e illusivo non era però l’unica finalità che si ponevano gli ideatori del Borgo, anzi. Gli scopi dell’ambiziosa operazione di ambientazione e ricostruzione erano innanzitutto didattici, educativi, di tutela del patrimonio storico-artistico piemontese e valdostano. In particolare – come si legge nel Catalogo del 1884 – si voleva mostrare che cos’è uno “stile” (nello specifico lo stile gotico subalpino) e come esso interessi tutti gli aspetti della vita materiale di un’epoca. Altro aspetto fondamentale per gli ideatori del Borgo era la salvaguardia della qualità dell’artigianato tradizionale: si incentrava l’attenzione su un patrimonio architettonico e decorativo del territorio pedemontano, che già all’epoca si avvertiva in pericolo per le rapide trasformazioni portate dalla produzione industriale.

Oggi sulla via che percorre il villaggio si aprono alcune botteghe, eredi delle attività artigianali introdotte nel Borgo fin dal 1884.  Affidate a ditte di livello nazionale, costituivano esempi di alta tradizione nella lavorazione dei materiali, finalizzati a valorizzare l’artigianato tradizionale di qualità a fronte della crescente produzione seriale.  Nel Borgo animavano realisticamente la strada del villaggio la bottega del vasaio, della tessitrice, dello speziale, del falegname, del fabbro, del ramaio, la bottega in cui si riproducevano oggetti artistici, l’Osteria all’usanza antica (con cibi medievali) e l’Osteria all’usanza moderna (con cibi contemporanei).

La preparazione e la nascita

L’Esposizione torinese si propose di offrire un padiglione artistico-architettonico; a questo scopo fu costituita la Sezione di Arte Antica, una commissione interdisciplinare formata da letterati, storici, artisti, architetti, archivisti, esperti di oggetti d’arte, che iniziarono a riunirsi nel gennaio del 1882, sotto la presidenza di F. Scarampi di Villanova, per elaborare un progetto di padiglione.

I lavori subirono una accelerazione e una svolta dal maggio 1882, quando entrò a far parte della Commissione Alfredo D’Andrade, facoltoso portoghese studioso dell’architettura italiana, in particolare di quella medievale. Fu definitivamente abbandonata l’idea di un padiglione che riprendesse stili architettonici di diverse epoche e regioni d’Italia, a favore di un progetto che si rifacesse ad un solo secolo (il Quattrocento) e ad un unico territorio culturale (la Valle d’Aosta e il Piemonte). Iniziarono così le ricerche preliminari alla realizzazione del Borgo Medievale, costituito da un villaggio e un castello fortificato.

Prodotto d’invenzione nel suo insieme, ogni elemento architettonico, decorativo e di arredo del Borgo è riprodotto con precisione filologica da modelli originali del secolo XV, rintracciabili all’epoca in Piemonte e Valle d’Aosta, rilevati e studiati personalmente dai componenti della Commissione. L’immane lavoro di reperimento e riproduzione dei modelli procedette a ritmo accelerato: il 12 dicembre 1882 si pose la prima pietra della Rocca (il castello), il 6 giugno 1883 si pose la prima pietra del villaggio, il 27 aprile 1884 il Borgo venne inaugurato alla presenza dei sovrani d’Italia, Umberto e Margherita di Savoia. La Rocca, allora come oggi, era visitabile all’interno e i suoi ambienti completamente arredati riproducevano una dimora signorile del XV secolo; le case del villaggio erano poco più che quinte teatrali, fatta eccezione per la Casa di Avigliana, che ospitava la biglietteria e gli uffici, e per la Casa di Borgofranco, dove era ambientata la taverna con l’attiguo ristorante San Giorgio. 

L’enorme successo di pubblico ottenuto dal Borgo fece sì che scampò alla sua distruzione prevista al termine dell’Esposizione e da molti anni fa parte dei Musei Civici della Città: ancora oggi questo ridente complesso di edifici a specchio del Po è uno dei luoghi più amati e visitati di Torino.

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BORGO MEDIEVALE – Viale Virgilio, 107 (Parco del Valentino) 10126 Torino
+39 01101167101+39 01101167102
borgomedievale@comune.torino.it

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